Il telaio a mano: tipologie, parti e funzionamento

Struttura di un telaio a mano tradizionale

Il telaio è lo strumento attraverso cui i filati si trasformano in tessuto. Nella sua forma più elementare consiste in un'intelaiatura rigida che tiene tesi i fili di ordito mentre il tessitore inserisce la trama. A partire da questo principio fondamentale, nei secoli si sono sviluppate decine di varianti costruttive, ognuna adatta a specifici tipi di fibra, armatura o formato del pezzo finito.

Classificazione dei telai per posizione dell'ordito

La distinzione più immediata riguarda l'orientamento dei fili di ordito rispetto al piano di lavoro del tessitore.

Telai verticali

Nell'antico Egitto e in gran parte delle civiltà mediterranee, il telaio di riferimento era verticale: l'ordito scendeva dall'alto verso il basso, tenuto in tensione dai pesi d'argilla applicati ai fili inferiori. Questo tipo di telaio, ancora usato per gli arazzi e le stoffe da parete, consente al tessitore di lavorare stando seduto o in piedi di fronte all'ordito teso, procedendo in genere dal basso verso l'alto. La larghezza massima del pezzo dipende dall'apertura dell'intelaiatura; la lunghezza è virtualmente illimitata perché il tessuto completato viene arrotolato in basso mentre si avanza.

In Italia, il telaio verticale è tuttora presente nelle botteghe di tessitura sarda specializzate in arazzi a motivi geometrici — il cosiddetto tappeto sardo — e nelle manifatture di arazzi decorativi del centro Italia.

Telai orizzontali

Nelle manifatture europee medievali si diffuse il telaio orizzontale a licci e pedali: l'ordito corre parallelo al piano di lavoro e il tessitore, seduto su uno sgabello, aziona con i piedi le pedaliere che sollevano i licci. Ogni liscio è un telaio portafili che, quando viene alzato, crea un'apertura — il passo — attraverso la quale passa la spola con la trama. La velocità di produzione è notevolmente superiore rispetto al telaio verticale, e la varietà di armature realizzabili aumenta con il numero di licci disponibili.

Le parti principali di un telaio a licci

Comprendere la nomenclatura è indispensabile per seguire un manuale di montaggio o un disegno tecnico di armatura.

Il subbio d'ordito e il subbio di presa

L'ordito viene avvolto sul subbio d'ordito (o subbio di dietro) prima di essere montato sul telaio. Man mano che si tesse, il tessuto completato viene avvolto sul subbio di presa (subbio di davanti), che si trova dal lato opposto. La tensione dell'ordito si regola bloccando il subbio d'ordito con appositi cricchetti o morsetti.

Licci e maglie

Ogni liscio è composto da una serie di maglie metalliche o di corda attraverso cui passano i fili di ordito. Sollevando un liscio, si sollevano tutti i fili che vi sono infilati, aprendo il passo. In un telaio a due licci si ottiene l'armatura tela di base; con quattro licci si possono eseguire saia, raso e altre armature derivate; con otto licci si accede a strutture più complesse come il punto doppio e la brocatella.

Pettine e navetta

Il pettine ha la doppia funzione di separare i fili di ordito a distanza regolare e di battere la trama appena inserita, compattando il tessuto. La navetta è il contenitore della spolina di trama: scorre attraverso il passo da un lato all'altro del telaio, depositando il filo. Nelle versioni artigianali è generalmente in legno tornito o in plastica; nelle manifatture industriali ottocentesche era metallica e si muoveva grazie a congegni meccanici.

Dettaglio dei fili di ordito su un telaio artigianale

Telai senza licci: le varianti manuali

Non tutti i telai richiedono licci e pedali. Esistono strumenti più semplici, adatti alla produzione domestica, alla didattica o a tessuti di piccolo formato.

Telaio a cornice

Una cornice rettangolare — anche costruita con quattro listelli di legno avvitati — su cui si tende l'ordito a mano. È lo strumento più accessibile e viene usato per campioni, borse, segnalibri e piccoli lavori sperimentali. Non ha meccanismi: la trama viene intrecciata a mano con l'ago da tessitura o con un bastoncino separatore.

Telaio a dorso

Diffuso in Centro e Sud America, ma documentato anche in alcune zone rurali del Mediterraneo, il telaio a dorso non ha intelaiatura fissa. L'ordito è teso tra un appoggio fisso (un palo, un albero) e una cintura che il tessitore porta intorno alla vita, regolando la tensione con il proprio peso corporeo. La semplicità costruttiva è controbilanciata dalla complessità tecnica: il tessitore controlla tutto il processo con le mani e il corpo.

In Sardegna, alcune testimonianze documentarie citano varianti rudimentali di questo sistema nella produzione di cinture e nastri decorativi.

Telaio a tavolette

Per la produzione di nastri, cinture e bordure, si usano le tavolette — piccole placche quadrate in osso, cuoio o cartone con fori agli angoli attraverso cui passano i fili. Ruotando le tavolette in sequenze stabilite, si creano armature elaborate impossibili da ottenere con i licci. Questa tecnica era diffusa nelle manifatture medievali europee e sopravvive in alcune comunità artigianali alpine.

Il montaggio dell'ordito: una fase critica

La qualità del tessuto dipende in larga misura dal modo in cui l'ordito viene calcolato e montato. I passaggi principali sono: calcolo del numero di fili per centimetro (densità di ordito), scelta del numero di licci necessari per l'armatura prevista, orditura sull'aspo o sulla orditoio, imbocco nei licci e nel pettine, avvolgimento sul subbio e messa in tensione.

Un errore nella densità dell'ordito produce un tessuto con proporzioni alterate; un'imbocco irregolare nei licci genera difetti sistematici nel motivo. Per questo, nelle tradizioni artigianali, la preparazione dell'ordito era riservata alle tecitrici più esperte e richiedeva tempo paragonabile, se non superiore, all'atto del tessere.

Telai tradizionali nelle manifatture italiane

In Italia, i telai a licci di legno sopravvivono soprattutto in Sardegna (dove vengono chiamati tzelaju in sardo logudorese), in alcune vallate delle Alpi piemontesi legate alla tradizione della lana, e in Calabria nella produzione di tessuti in seta grezza. Il distretto di Biella ha invece trasformato quasi completamente la produzione su telai meccanici già nell'Ottocento, ma conserva nei musei di settore esemplari di telai a mano del Settecento.

Fonti come il portale Treccani documentano la diffusione del telaio a licci nell'Italia medievale a partire dal XII secolo, in coincidenza con la crescita delle corporazioni dei tessitori nelle città comunali.